Tutti i post in Credito

  • Ecco JOB, il report di Clipeo propedeutico al recupero crediti tra privati

    Recupero crediti privati e indagini patrimoniali | Clipeo

    Pignoramento stipendio: come scoprire chi è il datore di lavoro

    Nel caso in cui si volesse procedere tramite il pignoramento dello stipendio, è necessario essere a conoscenza dell’attuale attività lavorativa del soggetto debitore e del suo datore di lavoro. Scoprirlo è molto semplice: con JOB avrai queste informazioni a portata di click.
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  • L’indagine Money è il servizio propedeutico alla riscossione crediti

    riscossione crediti

    Hai diritto ad un risarcimento danni?

    Il debitore che non esegue la prestazione concordata correttamente o nei tempi previsti è tenuto al risarcimento del danno.
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  • Rintraccio posto di lavoro per pignoramento beni del debitore

    rintraccio posto di lavoro

    Indagini per recupero crediti: rintracciare il posto di lavoro di un debitore

    Job di Clipeo consente di conosce se il soggetto percepisce un reddito da lavoro. Le indagini svolte sono infatti finalizzate ad individuare sia l’attuale attività lavorativa di una persona fisica (alle dipendenze di terzi e/o autonoma), sia gli eventuali trattamenti pensionistici, con la stima dell’emolumento percepito.
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  • Indagini Patrimoniali per recupero crediti da Persona Giuridica

    indagini patrimoniali persona giuridica

    Perché conoscere la situazione economica di un’azienda tramite un’Indagine Patrimoniale

    Conoscere la situazione patrimoniale del debitore consente di orientare l’azione di recupero scegliendo sempre la strada economicamente più vantaggiosa.
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  • Le aziende scompaiono nel nulla e potete dire addio ai pagamenti

    I settori interessati da questo fenomeno vanno dall’edilizia all’intrattenimento.

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  • La possibilità di pignorare il Trattamento di Fine Rapporto

    Il trattamento di fine rapporto o TFR è una somma accantonata dal datore di lavoro che viene corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa a prescindere dal motivo.

    Nello specifico, la confisca del TFR sarà realizzata nella forma del pignoramento presso terzi e potrà essere effettuato presso il datore di lavoro o presso l’istituto dove viene versata la liquidazione; in entrambi i casi il creditore deve provvedere preventivamente alla notifica del titolo esecutivo e all’atto di precetto e solamente in seguito potrà notificare l’atto al debitore.

    Pignorare il Trattamento di Fine Rapporto

    Secondo quanto stabilito dall’art. 545 c.p.c., infatti, possono essere pignorate le somme dovute a titolo di stipendio di salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, ricomprendendo tra queste ultime indennità anche il TFR.

    La legge però impone dei limiti, in quanto può essere requisito in casi specifici:

    • quando si tratta di soddisfare crediti di natura alimentare: il TFR potrà essere pignorato nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o dal giudice allegato

    • quando si tratta di soddisfare crediti dello Stato, Province o Comuni o ogni altro credito: si potrà procedere a pignorare il TFR nel limite di 1/5;

    • se concorrono contemporaneamente più pignoramenti (per crediti alimentari, tributi, altre cause), non si potrà pignorare più della metà delle somme.

    È inoltre bene precisare che il TFR è esigibile solamente alla conclusione del rapporto di lavoro.

    Quando il pignoramento del TFR è effettuato presso il datore di lavoro

    Quando viene effettuato alla fonte, il terzo provvede a versare le somme direttamente al creditore come da ordinanza di assegnazione. In ogni caso, l’anticipazione del t.f.r. contenuta entro il 70% della liquidazione complessiva non intacca la quota dell’indennità riservata al soddisfacimento del creditore procedente.

    Quando è effettuato presso la banca

    Con la previsione dei nuovi commi 8 e 9 dell’art. 545 c.p.c., è stato stabilito che se l’accredito della liquidazione sul conto corrente bancario o postale intestato al debitore è intervenuto precedentemente al pignoramento, il t.f.r. può essere confiscato solo per la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale; se l’accredito, invece, è intervenuto in pari data o successivamente al pignoramento, il t.f.r. è pignorabile nella misura indicata dal tribunale per crediti alimentari, nella misura di un quinto per crediti diversi e fino alla metà in caso di concorso simultaneo di cause.

    Come fare per individuare il TFR del debitore da cui recuperare il proprio credito?

    Qualora doveste recuperare il vostro credito tramite il pignoramento del TFR del vostro debitore, affidatevi a JOB, il servizio di Clipeo attraverso il quale il recupero è più agevole: le indagini svolte sono infatti finalizzate ad individuare sia l’attuale attività lavorativa di una persona fisica (alle dipendenze di terzi e/o autonoma), sia gli eventuali trattamenti pensionistici, con la stima dell’emolumento percepito.

     

    patrimonio_aggredibile

  • Informazioni Commerciali per Recupero Crediti

    Quando si parla di Informazioni Commerciali per Recupero Crediti, si parla dell’insieme delle informazioni reddituali, patrimoniali o semplici rintracci sui debitori, finalizzate al recupero di un credito.

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  • Beni impignorabili: quali limiti ha l’agente di riscossione sui beni mobili e immobili?

    Per il pignoramento può vivere tranquillo solo il nullatenente, anche se la legge italiana pone dei limiti all’agente di riscossione per il pignoramento stesso. Vediamo quali sono i beni impignorabili che l’agente di riscossione non potrà mai pignorare al cittadino debitore.

    Beni impignorabili: quali sono?

    Beni immobili: quali non possono essere pignorati?

    La prima casa fa parte dei beni impignorabili, questo è risaputo, ma solo se il creditore ha solo quell’immobile e in esso ha la sua residenza anagrafica. Quindi se si tratta della casa in cui il creditore abita, che non è accatastata come abitazione di lusso ed è ad uso abitativo, non è possibile pignorarla. Questo, però, non toglie che possa essere ipotecata, ma solo a patto che il debito superi i 20mila euro.

    Se si possiede più di un immobile e la somma del loro valore non supera i 120mila euro, nessuno di questi immobili, siano essi case o terreni, può essere pignorato.

    Nel caso, invece, si proceda al pignoramento del conto è bene sapere che l’ultimo stipendio non può essere toccato (novità introdotta nel 2013).

    Beni mobili: quali non possono essere pignorati?

    Anche se è successo molto raramente, l’agente di riscossione può procedere al pignoramento di quanto presente nella casa del debitore: quadri, gioielli, elettrodomestici ecc.

    Si ritengono beni impignorabili tutte quelle cose indispensabili alla vita del debitore: letti, tavolo da pranzo, sedie, armadi, cassettiere, frigorifero e stufe, fornelli da cucina, lavatrice, utensili e un mobile per contenerli.

    Non può essere pignorata neanche l’automobile, se essa serve a svolgere la professione o l’attività del debitore, così come non può essere pignorata la polizza vita.

    Per quel che riguarda la pensione, invece, essa può essere pignorata ma a determinate condizioni: massimo un quinto di essa, ma solo la parte eccedente al minimo vitale che ammonta a 672,76 euro, ovvero una volta e mezzo l’assegno minimo Inps. Lo stesso vale per lo stipendio: solo un quinto di esso può essere oggetto di pignoramento.

    Se si possiede un conto corrente cointestato, esso può essere pignorato ma solo nella misura del 50% e solo se su di esso sono depositate somme maggiori a 1345,56 euro, ovvero 3 volte l’assegno sociale Inps. Solo il residuo può essere pignorato se sul conto corrente sono accreditati stipendi e pensioni soltanto.

    patrimonio_aggredibile

    Come fare per verificare quali sono le patrimonialità aggredibili di un debitore?

    Grazie a Clipeo potete tutelarvi nel recupero del vostro credito. Con il servizio JOBANK, infatti,  potrete ottenere un’indagine mirata all’individuazione delle patrimonialità aggredibili del vostro debitore, sia gli emolumenti derivanti dallo stipendio e/o pensione, sia le relazioni bancarie attive.

  • Cosa rischia chi convive con una persona con debiti?

    conto debitore comune coniuge

    Molto spesso, quando ci si sposa, per comodità si sceglie di avere un unico conto corrente, a volte con un unico intestatario, sul quale vanno a confluire gli stipendi di entrambi i coniugi. Anche se la soluzione migliore è sempre quella di avere la doppia intestazione capita che, per tutelare lo stipendio di uno dei due soggetto a debiti personali, si scelga di effettuare l’intestazione a uno solo dei coniugi.

    Perché avere un conto unico?

    La scelta di avere un unico conto corrente su cui far accreditare entrambi gli stipendi può essere dettata da varie ragioni. Anche se la soluzione migliore è sempre quella di avere la doppia intestazione, per facilitare le pratiche di accredito e prelievo, capita che, per tutelarsi dalla riscossione di possibili debiti, si scelga di effettuare l’intestazione a uno solo dei coniugi. In caso di conto cointestato, si presume che ciascuno dei coniugi sia titolare del 50% del totale. Se uno dei due coniugi ha debiti personali di varia entità, il creditore ha diritto di riscossione sul 50% dell’intero conto mentre solo il restante 50% viene tutelato. Questo non avviene con un unico intestatario. Se il conto, infatti,  viene intestato unicamente al coniuge non soggetto a debiti, anche lo stipendio del debitore viene tutelato, perché non ne risulta titolare.

    E’ possibile confluire lo stipendio della moglie sul conto del marito (o viceversa)?

    Non esiste nessuna norma che vieta che il proprio stipendio venga accreditato sul conto di un terzo, ma vi sono comunque degli ostacoli da superare.

    1- Il primo ostacolo si ha in relazione ai rapporti con il datore di lavoro. Questo potrebbe rifiutarsi di pagare lo stipendio con un bonifico su un conto non intestato al dipendente. La legge dice che il datore di lavoro può scegliere le modalità a lui più consone per versare la busta paga al dipendente. Tuttavia, l’acconto su un conto diverso, non comporta aumenti di costo per l’azienda, quindi il problema non sussiste in presenza di un’apposita liberatoria rilasciata dal dipendente stesso.

    2- Il secondo ostacolo riguarda i rapporti bancari. Il lavoratore deve comunicare al suo datore di lavoro tutti i dati relativi all’intestatario del conto sul quale dovrà confluire lo stipendio. In questo modo il  bonifico non verrà rifiutato.

    Questo escamotage non è comunque del tutto tutelante nei confronti dei creditori, i quali potrebbero far pignorare lo stipendio, nella misura del quinto, direttamente dal datore di lavoro.

    Cosa succede se marito e moglie si separano?

    Nel caso in cui marito e moglie decidano di separarsi, ci sono diverse conseguenze. Queste variano a seconda che si abbia scelto il regime patrimoniale della comunione legale o della separazione dei beni, e che abbiano deciso di avere un conto cointestato o conti separati.

    In comunione dei beni il conto, intestato ad uno solo dei due coniugi o cointestato, va diviso in parti uguali. Quindi, anche se il conto è intestato solo alla moglie o solo al marito, al momento della separazione la giacenza residua va sempre divisa in parti uguali.

    In separazione dei beni, i conti individuali non vanno divisi, mentre quello cointestato sì, perché appartiene ai coniugi al 50%. Il coniuge che abbia fatto accreditare il suo stipendio sul conto dell’altro, e che voglia rivendicare ciò che è suo, dovrà fornire opportuna prova dei relativi bonifici, esibendo, se opportuno, gli estratti conto della banca, la copia della liberatoria rilasciata all’azienda, o un eventuale accordo siglato con l’altro coniuge riguardo a tale accredito.

    Per un creditore, quindi, è sempre preferibile seppur la restituzione del debito sia più lunga, scegliere di pignorare lo stipendio del debitore, nella misura di un quinto, presso il datore di lavoro e/o ente erogatore in caso di pensione. Così facendo il pignoramento viene notificato al datore di lavoro invece che alla banca, garantendo al creditore di recuperare quanto dovuto.

    Come fare per verificare la situazione lavorativa del vostro debitore?

    Clipeo, grazie al servizio JOB, vi permette di rintracciare il posto di lavoro del vostro debitore. Tramite un’indagine mirata ad individuare sia l’attuale attività lavorativa di una persona fisica (alle dipendenze di terzi e/o autonoma), sia gli eventuali trattamenti pensionistici, vi garantisce una maggior tutela dei vostri interessi in caso di riscossione di un credito.

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  • Come fare se i tuoi debitori ritardano nel pagare le fatture?

    fatture

    A causa dell’ingente crisi economica che ha investito il nostro paese negli scorsi anni, e che a oggi non si è ancora risolta, c’è stato un progressivo aumento delle chiusure e dei fallimenti di aziende nei più svariati settori. La causa principale è spesso legata ai ritardi nei pagamenti delle fatture emesse, che a lungo andare portano ad ammanchi di cassa di grande portata, e quindi al fallimento delle aziende stesse.

    Il ritardo nei pagamenti è una delle problematiche più diffuse che investono il nostro paese, non solo per quanto riguarda le PMI (Piccole e Medie Imprese)  ma anche tra privati.

    A supporto delle imprese, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290/2016, il decreto del 17 ottobre 2016 del Ministero dello Sviluppo Economico, emanato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tale decreto disciplina i limiti, i criteri e le modalità per la concessione e l’erogazione di finanziamenti agevolati, atti a ripristinare la liquidità delle PMI che ne beneficiano e che risultano in crisi a causa di mancati pagamenti, dovuti all’insolvenza da parte di imprese debitrici.

    Le azioni di riferimento sono:

    • estorsione;

    • truffa;

    • insolvenza fraudolenta;

    • false comunicazioni sociali.

    Se da un lato il ministero cerca di aiutare le PMI in difficoltà, dall’altro sono le aziende stesse a doversi tutelare per evitare di finire vittima di questo fenomeno.

    Come prevenire i problemi di liquidità in sei semplici mosse

    La prevenzione è fondamentale in un periodo in cui, troppo spesso, il destino di un’azienda è nelle mani di terzi. Spesso si affronta la situazione degli insoluti quando ormai è troppo tardi: attuare delle misure preventive, e saper individuare in modo tempestivo eventuali problemi legati a mancati incassi, può fare la differenza sul proseguimento del vostro business.

    Ecco quindi pochi semplici passi che sarebbe bene seguire:

    1 – prestare  attenzione ai segnali che arrivano direttamente dai clienti, come ad esempio:

    • l’aumento del numero di richieste di informazioni commerciali,

    • la riduzione o incremento improvviso di ordini,

    • l’aumento di dispute e controversie,

    • l’elevato turnover del personale,

    • pagamenti lenti o fermi,

    • assegni ritirati e impossibilità di contattare il cliente.

    2 – cercare informazioni sulla solvibilità dei clienti;

    3 – avere una severa gestione dei debitori;

    4 – stabilire il livello di perdite massimo sostenibile;

    5 – puntare su decisioni di credito strutturate;

    6 – scambiare esperienze e informazioni in ambito di pagamento.

    La prevenzione è sicuramente un valido aiuto per cercare di evitare situazione di crisi di cassa. Cosa fare però, nel caso in cui anche la prevenzione non bastasse?

    Cosa fare per salvaguardare i vostri crediti?

    Clipeo vi offre un valido aiuto per verificare la situazione economica dei debitori e come recuperare i vostri crediti. Grazie al servizio MONEY, potrete individuare eventuali rapporti bancari attivi dei vostri clienti ottenendo così un servizio propedeutico al recupero dei crediti che vi spettano.

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