Diritto di famiglia

Per l’assegno di divorzio non basta che l’ex sia ricco!

assegno di divorzio
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Quando due persone sposate si lasciano non bastano lo squilibrio economico e il reddito alto di uno dei due a far scattare l’assegno di divorzio.

Ma partiamo dal principio.

Quando si parla di assegno di divorzio si fa riferimento ad una contribuzione economica con funzione sostanzialmente assistenziale, versata periodicamente a uno dei due coniugi divorziati dall’altro ex coniuge. Il diritto alla percezione dell’assegno di divorzio deve essere accertato dal Giudice che verifica la sussistenza di determinati presupposti.

La Legge sul divorzio prevede che nella sentenza definitiva il Tribunale dispone, a carico di uno dei due divorziati, l’obbligo di versare all’altro coniuge un assegno periodico quando il secondo coniuge non ha i mezzi adeguati o non può procurarsi per ragioni oggettive. Ma non sempre basta che l’ex sia ricco per ricevere l’assegno di divorzio.

Non è infatti accettabile l’idea che il più ricco debba pagare al più debole tutto quanto sia per lui sostenibile: così facendo l’assegno diventerebbe quasi un ‘prelievo forzoso’ in misura proporzionale ai redditi. Lo scrive la Cassazione che, con tre sentenze depositate il 7 Ottobre scorso, ridefinisce le caratteristiche e i confini dell’assegno di divorzio, di fatto sottolineando che il parametro principale per attribuire e quantificare l’assegno debba essere quello dell’autosufficienza economica.

Il percorso che ha portato a fare queste analisi è iniziato più di due anni fa quando la Prima sezione della Suprema corte, con la sentenza 11504 del 2017 relativa ad un divorzio ha superato il criterio del tenore di vita adottato fino a quel momento per determinare l’assegno. I giudici hanno infatti ricordato che la legge sul divorzio riconosce il contributo al coniuge che non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. Dal 1990 il parametro per valutare l’adeguatezza dei mezzi è stato individuato proprio nel tenore di vita analogo a quello che si aveva durante il matrimonio. Ma si tratta di un criterio che la Cassazione, a distanza di 27 anni, abbandona.

L’assegno di divorzio, quindi, non deve essere riconosciuto per ‘prolungare’ gli effetti patrimoniali del matrimonio, ma solo quando l’ex non è economicamente indipendente o non è effettivamente in grado di esserlo.

I giudici hanno affermato che per attribuire e quantificare l’assegno di divorzio occorre individuare un criterio integrato, fondato sulla concretezza e la molteplicità dei modelli familiari attuali. Non c’è solo, quindi, l’aspetto assistenziale, ma anche la funzione perequativo-compensativa che dimostri che il divario tra i redditi di marito e moglie sia direttamente causata dalle scelte di vita concordate tra i due e che comportano che un coniuge abbia sacrificato le sue aspettative professionali e reddituali per dedicarsi interamente alla famiglia.

Non basta dunque che tra i coniugi uno sia più ricco dell’altro; le sentenze bocciano l’idea che l’ex benestante debba pagare all’altro tutto quanto sia per lui sostenibile o sopportabile. In queste situazioni, quindi, è indispensabile avere un quadro chiaro della situazione economica dell’ex coniuge.

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