Le aziende scompaiono nel nulla e potete dire addio ai pagamenti
I settori interessati da questo fenomeno vanno dall’edilizia all’intrattenimento.
I settori interessati da questo fenomeno vanno dall’edilizia all’intrattenimento.
Il mondo delle investigazioni aziendali è in continua evoluzione, grazie anche all’innovazione digitale.
Il trattamento di fine rapporto o TFR è una somma accantonata dal datore di lavoro che viene corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa a prescindere dal motivo.
Nello specifico, la confisca del TFR sarà realizzata nella forma del pignoramento presso terzi e potrà essere effettuato presso il datore di lavoro o presso l’istituto dove viene versata la liquidazione; in entrambi i casi il creditore deve provvedere preventivamente alla notifica del titolo esecutivo e all’atto di precetto e solamente in seguito potrà notificare l’atto al debitore.
Secondo quanto stabilito dall’art. 545 c.p.c., infatti, possono essere pignorate le somme dovute a titolo di stipendio di salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, ricomprendendo tra queste ultime indennità anche il TFR.
La legge però impone dei limiti, in quanto può essere requisito in casi specifici:
quando si tratta di soddisfare crediti di natura alimentare: il TFR potrà essere pignorato nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o dal giudice allegato
quando si tratta di soddisfare crediti dello Stato, Province o Comuni o ogni altro credito: si potrà procedere a pignorare il TFR nel limite di 1/5;
se concorrono contemporaneamente più pignoramenti (per crediti alimentari, tributi, altre cause), non si potrà pignorare più della metà delle somme.
È inoltre bene precisare che il TFR è esigibile solamente alla conclusione del rapporto di lavoro.
Quando viene effettuato alla fonte, il terzo provvede a versare le somme direttamente al creditore come da ordinanza di assegnazione. In ogni caso, l’anticipazione del t.f.r. contenuta entro il 70% della liquidazione complessiva non intacca la quota dell’indennità riservata al soddisfacimento del creditore procedente.
Con la previsione dei nuovi commi 8 e 9 dell’art. 545 c.p.c., è stato stabilito che se l’accredito della liquidazione sul conto corrente bancario o postale intestato al debitore è intervenuto precedentemente al pignoramento, il t.f.r. può essere confiscato solo per la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale; se l’accredito, invece, è intervenuto in pari data o successivamente al pignoramento, il t.f.r. è pignorabile nella misura indicata dal tribunale per crediti alimentari, nella misura di un quinto per crediti diversi e fino alla metà in caso di concorso simultaneo di cause.
Qualora doveste recuperare il vostro credito tramite il pignoramento del TFR del vostro debitore, affidatevi a JOB, il servizio di Clipeo attraverso il quale il recupero è più agevole: le indagini svolte sono infatti finalizzate ad individuare sia l’attuale attività lavorativa di una persona fisica (alle dipendenze di terzi e/o autonoma), sia gli eventuali trattamenti pensionistici, con la stima dell’emolumento percepito.
La protagonista di questa terribile vicenda svoltasi a Cassano Magnago in provincia di Varese, è un’anziana donna di 87 anni che veniva da tempo brutalmente picchiata dalla badante ucraina sessantanovenne.
I carabinieri ieri hanno fatto irruzione nell’appartamento della donna, non autosufficiente, proprio mentre veniva aggredita brutalmente. Da qualche giorno i militari stavano monitorando il comportamento della badante, dopo aver installato in casa alcune telecamere, a seguito della segnalazione dei suoi familiari che da tempo la notavano stranamente remissiva e spaventata.
La badante ucraina avrebbe picchiato l’anziana donna ripetutamente mentre mangiava, ingiuriandola e sottoponendola a umiliazioni ricorrenti mentre era in bagno. In Italia da oltre 20 anni, la 69enne ha sempre lavorato presso famiglie in varie zone della Lombardia. Sono in corso accertamenti per verificare non vi siano state altre vittime del suo brutale comportamento. La donna è stata accompagnata in carcere a Como.
(Fonte: Ansa.it)
Siamo sempre sicuri di mettere i nostri cari nelle mani giuste? In gran parte dei casi ci si accorge di essersi affidati a persone poco raccomandabili quando ormai è troppo tardi, specialmente nel caso in cui l’anziano non è in grado di comunicare quanto sta accadendo. Ma il modo per tutelarsi esiste!
Prima di assumere una badante, accertatevi di mettere i vostri cari in mani sicure affidandovi al servizio SCREENING di Clipeo, un rapporto completo e approfondito sulle persone fisiche che prende in considerazione diversi ambiti riguardanti il soggetto, da quello privato a quello lavorativo e permette di avere così una fotografia quanto più precisa della persona che abbiamo davanti.
La maggior facilità di utilizzo e di accesso al web hanno reso sempre più comoda e immediata l’interazione tra domanda e offerta. La conseguenza di questo fenomeno ha portato con sé una serie di problematiche legate alla poca trasparenza della rete e alla più facile diffusione di truffe online o di offerte poco affidabili.
Se da un lato, infatti, è aumentata la possibilità di interazione e quindi sia di domanda che di offerta, dall’altro non sempre le persone con cui si entra in contatto sono realmente i professionisti che crediamo.
Un recente caso di cronaca, per esempio, ha descritto come una donna che si offriva come colf o badante, nella provincia padovana, usando internet come vetrina, derubava i suoi clienti facendo perdere le sue tracce. In particolare, la donna, dopo aver risposto ad annunci online, si faceva ben volere dai futuri clienti durante il periodo di prova.
Una volta acquisita la loro fiducia, ottenendo il libero accesso alle case, la donna derubava gli ignari clienti, il tutto con l’aiuto del marito. I due sono stati scoperti grazie alle denunce e ai tabulati telefonici.
Non ci sono dei modi per capire realmente l’onestà di chi avete di fronte ma è bene comunque seguire qualche piccolo accorgimento per tutelarvi, almeno in fase di colloquio, da persone poco professionali.
Ponete le giuste domande. Questo è importante per verificarne le competenze, la dedizione, la disponibilità e l’attitudine. Un buon Curriculum in termini di quantità e qualità di esperienze è sempre un buon punto di partenza per farsi un’idea della storia professionale della persona che ci si presenta.
Capire la persona che avete di fronte in base alle domande che vi pone. La prima impressione è importante e come una persona si rapporta con voi può essere un primo campanello di allarme da non sottovalutare. Valutate sempre il suo interesse e il suo modo di interagire con voi.
Assicuratevi che sia in regola con tutti i documenti (carta d’identità, passaporto, permesso di soggiorno se straniera, ecc) e che vi possa fornire delle referenze attendibili. Una persona poco onesta difficilmente verrà assunta due volte.
Contattate personalmente i suoi precedenti datori di lavoro per avere un’opinione reale delle competenze e dell’affidabilità della persona che state valutando.
Nonostante questo accorgimenti in fase di colloquio, non sempre è possibile capire esattamente chi abbiamo di fronte.
Per tutelarsi da possibili truffe online, a volte la buona fede, l’impressione che abbiamo di una persona e il Curriculum non bastano. Per questo è importante avere più informazioni possibili. Clipeo, grazie al servizio di Screening vi consente di avere una visione dettagliata della persona che avete di fronte, tutelandovi dall’essere vittima di soggetti poco affidabili che vogliono approfittarsi di voi.
Ecco cosa fare se un vostro dipendente ha un comportamento poco corretto o inadempiente
A causa dell’ingente crisi economica che ha investito il nostro paese negli scorsi anni, e che a oggi non si è ancora risolta, c’è stato un progressivo aumento delle chiusure e dei fallimenti di aziende nei più svariati settori. La causa principale è spesso legata ai ritardi nei pagamenti delle fatture emesse, che a lungo andare portano ad ammanchi di cassa di grande portata, e quindi al fallimento delle aziende stesse.
Il ritardo nei pagamenti è una delle problematiche più diffuse che investono il nostro paese, non solo per quanto riguarda le PMI (Piccole e Medie Imprese) ma anche tra privati.
A supporto delle imprese, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290/2016, il decreto del 17 ottobre 2016 del Ministero dello Sviluppo Economico, emanato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tale decreto disciplina i limiti, i criteri e le modalità per la concessione e l’erogazione di finanziamenti agevolati, atti a ripristinare la liquidità delle PMI che ne beneficiano e che risultano in crisi a causa di mancati pagamenti, dovuti all’insolvenza da parte di imprese debitrici.
Le azioni di riferimento sono:
estorsione;
truffa;
insolvenza fraudolenta;
false comunicazioni sociali.
Se da un lato il ministero cerca di aiutare le PMI in difficoltà, dall’altro sono le aziende stesse a doversi tutelare per evitare di finire vittima di questo fenomeno.
La prevenzione è fondamentale in un periodo in cui, troppo spesso, il destino di un’azienda è nelle mani di terzi. Spesso si affronta la situazione degli insoluti quando ormai è troppo tardi: attuare delle misure preventive, e saper individuare in modo tempestivo eventuali problemi legati a mancati incassi, può fare la differenza sul proseguimento del vostro business.
Ecco quindi pochi semplici passi che sarebbe bene seguire:
1 – prestare attenzione ai segnali che arrivano direttamente dai clienti, come ad esempio:
l’aumento del numero di richieste di informazioni commerciali,
la riduzione o incremento improvviso di ordini,
l’aumento di dispute e controversie,
l’elevato turnover del personale,
pagamenti lenti o fermi,
assegni ritirati e impossibilità di contattare il cliente.
2 – cercare informazioni sulla solvibilità dei clienti;
3 – avere una severa gestione dei debitori;
4 – stabilire il livello di perdite massimo sostenibile;
5 – puntare su decisioni di credito strutturate;
6 – scambiare esperienze e informazioni in ambito di pagamento.
La prevenzione è sicuramente un valido aiuto per cercare di evitare situazione di crisi di cassa. Cosa fare però, nel caso in cui anche la prevenzione non bastasse?
Clipeo vi offre un valido aiuto per verificare la situazione economica dei debitori e come recuperare i vostri crediti. Grazie al servizio MONEY, potrete individuare eventuali rapporti bancari attivi dei vostri clienti ottenendo così un servizio propedeutico al recupero dei crediti che vi spettano.
Le motivazioni per cui un datore di lavoro può arrivare al licenziamento di un suo dipendente sono molteplici. Una di queste è, senza ombra di dubbio, il verificarsi di furti in azienda anche se di piccola entità. Non importa infatti quanto sia il valore del bene sottratto: il furto costituisce sempre e comunque una giusta causa per il licenziamento, che può avvenire in tronco e senza preavviso.
Quello che conta è il venire meno del rapporto di fiducia tra dipendente e datore di lavoro, e questo comporta la scorrettezza dell’ esecuzione dell’attività lavorativa. A chiarire questo aspetto è la Cassazione.
La Corte specifica che il licenziamento deve essere sempre l’ultima misura a cui ricorrere, quando ogni altro tipo di sanzione è stata inefficace o non risulti sufficientemente adeguata alla gravità della violazione.
La valutazione della proporzionalità dell’atto commesso, rispetto alla pena applicata, si basa sulle ripercussioni che questa condotta può portare al rapporto di lavoro e al futuro proseguimento dello stesso. Non è quindi il valore del bene rubato che determina il licenziamento, quanto invece il comportamento in sé, che denota il poco rispetto per l’azienda, la bassa moralità, l’inosservanza delle regole e delle leggi.
Oltretutto chi ruba una volta potrebbe farlo di nuovo e quindi viene meno il rapporto di fiducia tra le parti che, anzi, nel caso del datore di lavoro, potrebbe trasformarsi in un costante sospetto verso il dipendente.
Per far scattare il licenziamento quindi bastano furti anche di scarso valore. In passato, per esempio, è stato ritenuto legittimo il licenziamento per uso improprio della carta carburante per spostamenti personali, trattandosi comunque di risorse del datore di lavoro.
Quando parliamo di furti, non si intende solo la privazione di oggetti, materiali aziendali o denaro. Ci sono diversi comportamenti che vengono considerati come sleali e che rientrano nel “rubare” all’azienda, oltre al furto vero e proprio, vediamo quali sono:
1- La concorrenza sleale
Il dipendente risulta infedele verso l’azienda quando, per propri interessi o per conto di terzi che siano in concorrenza con la stessa, divulga notizie che riguardano i metodi di produzione o notizie riguardo l’organizzazione interna dell’azienda, effettuando un vero e proprio furto di dati sensibili.
2 – La sicurezza informatica
Tra i comportamenti che possono portare ad un licenziamento c’è anche la violazione delle norme di sicurezza. Questo tipo di illecito si verifica, per esempio, se un dipendente consente ad un terzo non autorizzato di utilizzare la sua postazione di lavoro e di accedere ad aree riservate con le proprie credenziali. In questo caso potrebbe verificarsi oltre alla violazione della privacy aziendale anche il furto di informazioni sensibili.
I giudici ribadiscono comunque che la tenuità del danno subito dal datore di lavoro non è sufficiente ad escludere la lesione del rapporto di fiducia su cui si fonda il rapporto lavorativo. Per questo si parla di giusta causa di licenziamento, da non confondersi con il giustificato motivo oggettivo. Infatti, se il secondo caso viene sempre anticipato dal preavviso, vista la minor gravità dell’illecito, nel primo caso la condotta viene ritenuta fondamentale e quindi implica il licenziamento in tronco.
Per evitare o ridurre la probabilità di avere dipendenti poco corretti e dediti ad atti che violano la fiducia lavorativa, è possibile effettuare un’ indagine preventiva su chi avete di fronte. Grazie al servizio SCREENING di Clipeo è possibile avere una fotografia nitida e dettagliata della persona che state per assumere o che lavora già per voi, così da farvi un’idea più accurata della persona con cui collaborate.
Spesso, soprattutto negli ultimi mesi, si è sentito parlare di assenteismo e di uso improprio di permessi retribuiti.
Per assenteismo si intende la mancanza di un lavoratore dal luogo di lavoro, per un tempo più o meno prolungato, per propria volontà o per cause non giustificate.
Sia in ambito aziendale che nella pubblica amministrazione questo fenomeno sta sempre più aumentando. I cosiddetti “furbetti del cartellino” vengono cosi chiamati per l’ abitudine di timbrare la propria presenza al lavoro, per poi uscire abbandonando il proprio posto.
Come si può ben capire questo fenomeno porta con sé spiacevoli epiloghi per l’azienda stessa, che si vede “privata” della forza lavoro di cui paga comunque la retribuzione. Le conseguenze economiche, di immagine e di efficienza del lavoro che si ripercuotono sull’azienda sono quindi molto pesanti.
Molto simile a questo problema sono gli abusi, da parte del lavoratore, dei permessi retribuiti. In particolare i permessi ex legge 104, disciplinati dalla legge 104/92, consistono nella possibilità per il lavoratore che ha un familiare affetto da disabilità di fruire di appositi permessi retribuiti destinati ad assistenza e cura del disabile. I titolari dei diritti derivanti dalla legge 104 (che può essere estesa anche ai conviventi) possono usufruire anche di varie agevolazioni, come l’acquisto agevolato di autovetture, e di detrazioni per l’abbattimento di barriere architettoniche.
Non sono rari però i casi di lavoratori che si avvalgono di questi permessi retribuiti e a carico dell’Inps, per motivi diversi dalla finalità principale stabilita dalla legge. I dipendenti diventano cosi veri e propri assenteisti seriali.
L’abuso dei permessi retribuiti per l’assistenza di un familiare disabile si concretizza quando durante le ore di assenza da lavoro si svolgono mansioni diverse a quelle necessarie per l’assistenza del disabile.
Questo non vuol dire che il lavoratore non si possa spostare da casa o che i permessi ex legge 104 siano fruibili solo per scopi strettamente legati alle cure mediche, ma che nel caso in cui le ore di permesso retribuito siano utilizzate per motivi totalmente estranei all’assistenza del disabile (per esempio con una seconda attività lavorativa saltuaria), si tratterebbe di una vera e propria frode, punita con le relative sanzioni.
Il datore di lavoro che venisse a conoscenza di una situazione riconducibile a quanto detto può applicare le sanzioni previste per l’uso improprio di questo tipo di permessi che, venendo meno il vincolo fiduciario tra datore di lavoro e dipendente, comportano il licenziamento per giusta causa e senza preavviso.
Risulta chiaro che la frode lesiva avviene anche nei confronti dell’Inps e dell’intera collettività, in quanto questi permessi sono rimborsati a livello statale.
Ma come fare per tutelarsi da lavoratori poco corretti? Come verificare se siamo di fronte a casi di assenteismo o utilizzo improprio di permessi specifici?
Clipeo, grazie ai servizi JOB e JOBANK, ti aiuta a verificare la reale situazione lavorativa, gli eventuali emolumenti percepiti e/o partecipazioni imprenditoriali del tuo collaboratore, garantendo una maggior tutela dei tuoi interessi.
Una delle motivazioni più comuni di licenziamento giustificato da parte di un’azienda verso un collaboratore è quella dello scarso rendimento. Esistono infatti dei parametri sui quali basare la valutazione della prestazione del lavoratore e, se questa si discosta molto dalla media, si può parlare di scarso rendimento lavorativo. Ovviamente questa analisi deve essere attuata in un periodo di tempo sufficiente a rendere legittima la valutazione.
Per “rendimento” si intende la misura con la quale una persona assolve le proprie funzioni e i propri compiti professionali. Consiste quindi nel risultato utile dell’attività svolta dal lavoratore in un determinato arco temporale. Lo scarso rendimento si attua nel momento in cui il lavoratore non adempie in modo corretto la prestazione violando il suo dovere di diligenza.
La giurisprudenza ha evidenziato dei parametri di valutazione:
Il risultato atteso deve essere inferiore rispetto alla media delle prestazioni rese dai lavoratori con la stessa qualifica e le stesse mansioni, indipendentemente dagli obiettivi minimi fissati.
Lo scostamento o scarto deve essere notevole. Deve quindi esserci una forte sproporzione tra il risultato del lavoratore e quelli medi degli altri lavoratori. Lo scarso rendimento deve anche essere imputabile unicamente al lavoratore, in modo da poter escludere l’intervento di terzi.
La condotta. Sarà necessario valutare il comportamento del lavoratore in un determinato arco temporale e per più episodi di sotto-rendimento.
È comunque sempre il datore di lavoro che dovrà dimostrare lo scarso rendimento del lavoratore.
Ma perché si arriva a questa situazione?
Quando un’azienda cerca personale mette in evidenza un annuncio che contiene, oltre alla posizione ricercata, tutte le caratteristiche che i candidati devono possedere. Negli ultimi anni le aziende sono diventate molto esigenti nella ricerca di personale. Le caratteristiche ricercate sono sempre più specifiche e dettagliate e anche l’offerta, da parte sua, si è perfezionata. Le persone che cercano lavoro sempre più spesso hanno degli ottimi curriculum, con titoli di studio conseguiti a pieni voti, corsi di aggiornamento, esperienze all’estero e conoscenza delle lingue.
Ma allora cosa accade una volta che avviene l’assunzione? Perché i licenziamenti per scarso rendimento sono sempre in aumento?
Forse, in fase di selezione, non si dovrebbe dare peso solo al curriculum che, in molti casi, viene “gonfiato” e abbellito ad hoc. Bisogna valutare altri parametri per tutelarsi da spiacevoli epiloghi sia per l’azienda che per il lavoratore stesso.
Anche se curriculum e lettera di presentazione sono la prima cosa da valutare, non sono sufficienti per capire se una persona è adatta ad un certo tipo di lavoro in una determinata azienda. Soprattutto nelle piccole aziende avere le persone giuste fa un’enorme differenza.
Ecco quindi alcuni punti base per effettuare una valutazione più completa
1 – Valuta le potenzialità del candidato. Se è vero che le competenze possono essere acquisite, la personalità non si può imparare. L’intelligenza sociale, la capacità di gestire relazioni, di comunicare, saranno sicuramente un punto di forza per lavorare bene con gli altri. Le cosiddette “soft skills”, cioè l’intelligenza emotiva, la capacità di articolare il pensiero, le abilità comunicative e relazionali sono altrettanto importanti e vanno valutate con la stessa attenzione.
2 – Controlla i profili social del candidato. Ricercare su Google il nome del candidato che si vuole valutare è spesso una buona idea. Se è vero che l’abito non fa il monaco è altrettanto vero che i social, ad oggi, sono parte integrante della nostra vita. Di conseguenza il comportamento che traspare da queste vetrine on line è molto spesso vicino alla realtà. Da questi si può quindi dedurre il suo grado di affinità e compatibilità con la cultura aziendale o con le vostre esigenze.
3 – Fate le domande giuste. Queste vi servono per capire gli atteggiamenti, ambizioni, motivazioni del candidato. Sono tutti elementi che vanno al di la delle competenze tecniche ma che vi aiutano a capire se la persona è quella più idonea o meno.
4 – Farsi fare domande. In questo modo potrete dare una visione più chiara di ciò che offrite fornendo al candidato più elementi di valutazione per farsi un’idea precisa dell’azienda ed evitando cosi incomprensioni. In più dalle domande potreste capire il suo grado di interessamento alla posizione.
5 – Non fermatevi alle apparenze. Se è vero che un aspetto curato e un abbigliamento consono sono un buon biglietto da visita è anche vero che non bisogna fermarsi alle apparenze. Dietro un’apparente perfezione può nascondersi una persona totalmente inaffidabile cosi come, dietro un aspetto un po’ meno formale, può trovarsi la persona che fa per voi!
Ma come fare per essere sicuri anche di quegli aspetti che non possiamo valutare ad un colloquio? E come farci un’idea il più precisa possibile di una persona prima ancora di incontrarla?
Clipeo, grazie al servizio di SCREENING, vi permette di effettuare una vera e propria analisi dettagliata sul vostro possibile candidato permettendovi una visione più completa della persona che andrete ad incontrare e con cui potreste collaborare.