Tutti i post in Attualità

  • Imprenditrice non riesce a incassare credito e si rivolge alla ‘ndrangheta: debitore pestato

    Occhio per occhio, dente per dente. La Legge del Taglione è quella pena comune a tutti i popoli antichi, consistente nell’infliggere all’autore di una lesione personale un’uguale lesione.

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  • Rintraccio anagrafico persone: trova residenza e domicilio del debitore

    rintraccio anagrafico

    Come sapere dove abita una persona sapendo nome e cognome?

    Dopo aver verificato l’esattezza dei dati anagrafici del soggetto, si procede all’accertamento della sua residenza anagrafica, con estensione delle indagini in loco per accertarne il domicilio, ed eventuale ampliamento delle ricerche per il reperimento della dimora abituale nei casi di persone non più reperibili presso la residenza.
    In questo modo è più agevole e sicuro poter procedere all’esazione domiciliare o alla notifica di atti giudiziari.
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  • Investigazioni aziendali: cresce la consapevolezza tra gli studi legali

    Il mondo delle investigazioni aziendali è in continua evoluzione, grazie anche all’innovazione digitale.

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  • Non pagare l’assegno di mantenimento ora è reato.

    Assegno di mantenimento: la normativa

    Dallo scorso 6 aprile è infatti entrato in vigore l’art. 570 bis del codice penale che punisce con la multa fino a 1.032 euro e con il carcere fino a un anno chi si sottrae agli obblighi economici derivanti da separazione, divorzio o dai provvedimenti che regolano i rapporti tra genitori per figli nati al di fuori del matrimonio.

    L’intento della disposizione è quello di dare ordine a una materia confusa, frutto di norme stratificatesi nel corso degli anni. Il codice penale degli anni 30 puniva, con l’art. 570, coloro che facevano mancare i mezzi di sostentamento al coniuge o ai figli; la norma era però interpretata in modo rigoroso e rischiava solo dava mancanze al coniuge o ai figli in termini di mezzi di minima di sussistenza come il cibo. Dal 1987 è poi diventato reato non pagare l’assegno di mantenimento per l’ex o per i figli previsti nella sentenza di divorzio, mentre dal 2006, lo è diventato quello di non pagare il mantenimento per i figli in genere; in entrambi i casi non era necessario che l’ex o i figli fossero in stato di bisogno, ma bastava, per rischiare il carcere, non pagare esattamente quanto previsto nel provvedimento del Giudice.

    Gli strumenti per effettuare una richiesta corretta

    Dal 6 aprile queste ultime due norme sono state abrogate e sostituite con un nuovo reato. Le implicazioni, non si sa quanto volute dal legislatore, sono molteplici: diventa quindi reato  anche non versare l’assegno di separazione per il coniuge; viceversa non versare l’assegno di mantenimento per il figlio maggiorenne non sarà punito se i genitori sono separati o se non sono sposati, lo sarà però se i genitori sono divorziati.

    Infine, data la formulazione generica della norma, potrebbe finire sul banco degli imputati chi è puntuale con l’assegno mensile, ma magari non ha rimborsato le spese straordinarie dei figli come visite mediche o libri scolastici.

    Resta però in agguato il rischio del paradosso: un coniuge rischia il carcere nel caso in cui non dovesse pagare l’assegno provvisorio di separazione che, con la sentenza finale, potrebbe risultare non dovuto; il figlio maggiorenne i cui genitori sono separati o non sono sposati è meno tutelato di un suo coetaneo i cui genitori hanno divorziato.

    Diversità di tutela di cui si fa fatica a intravedere una ragione plausibile. La cosa migliore che l’avvocato matrimonialista possa fare è conoscere l’effettiva condizione economica dell’ex coniuge affinché la richiesta di assegno sia da una parte congrua e dall’altra correttamente calibrata alle reali capacità economiche. In questo modo si potranno gestire alle meglio situazioni delicate e comunque sempre dolorose.

    Il servizio DETECT di Clipeo è in grado di fornire una fotografia nitida e chiara della situazione economica e patrimoniale dell’ex coniuge.

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  • Badante picchia anziana: ennesimo episodio di maltrattamento

    La protagonista di questa terribile vicenda svoltasi a Cassano Magnago in provincia di Varese, è un’anziana donna di 87 anni che veniva da tempo brutalmente picchiata dalla badante ucraina sessantanovenne.

    Badante picchia anziana: la vicenda

    I carabinieri ieri hanno fatto irruzione nell’appartamento della donna, non autosufficiente, proprio mentre veniva aggredita brutalmente. Da qualche giorno i militari stavano monitorando il comportamento della badante, dopo aver installato in casa alcune telecamere, a seguito della segnalazione dei suoi familiari che da tempo la notavano stranamente remissiva e spaventata.

    La badante ucraina avrebbe picchiato l’anziana donna ripetutamente mentre mangiava, ingiuriandola e sottoponendola a umiliazioni ricorrenti mentre era in bagno. In Italia da oltre 20 anni, la 69enne ha sempre lavorato presso famiglie in varie zone della Lombardia. Sono in corso accertamenti per verificare non vi siano state altre vittime del suo brutale comportamento. La donna è stata accompagnata in carcere a Como.

    (Fonte: Ansa.it)

    Maltrattamento anziani: proteggiamo i nostri cari

    Siamo sempre sicuri di mettere i nostri cari nelle mani giuste? In gran parte dei casi ci si accorge di essersi affidati a persone poco raccomandabili quando ormai è troppo tardi, specialmente nel caso in cui l’anziano non è in grado di comunicare quanto sta accadendo. Ma il modo per tutelarsi esiste!

    Servizio Screening di Clipeo

    Prima di assumere una badante, accertatevi di mettere i vostri cari in mani sicure affidandovi al servizio SCREENING  di Clipeo, un rapporto completo e approfondito sulle persone fisiche che prende in considerazione diversi ambiti riguardanti il soggetto, da quello privato a quello lavorativo e permette di avere così una fotografia quanto più precisa della persona che abbiamo davanti.

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  • Fine della convivenza e separazione tra conviventi con figli: spettano mantenimento e casa familiare?

    Convivenza di fatto: come si definisce?

    La legge definisce conviventi di fatto «due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile».

    Diversamente  da quanto avviene per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nelle convivenze eterosessuali la legge non prevede l’obbligo di registrazione presso gli uffici del Comune. Diritti e doveri previsti nella nuova legge scattano in automatico per il semplice fatto di trovarsi in una condizione di convivenza di fatto stabile (intesa come dimora abituale nello stesso Comune) e si applicano anche a tutte le convivenze di fatto già esistenti (come nel  caso di specie) al momento dell’entrata in vigore della legge.

    Per i conviventi di fatto le dichiarazioni anagrafiche hanno solo un valore di prova in merito all’esistenza e alla durata della convivenza, la cui stabilità andrà accertata in base alle norme del Regolamento Anagrafico della popolazione residente. Norme che prevedono l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente di ogni Comune anche delle persone conviventi (nella definizione di “famiglia anagrafica” sono ricomprese, infatti, anche le persone legate da vincoli affettivi) e il conseguente rilascio delle relative certificazioni anagrafiche  (come, ad esempio, quelle relative al cambio di residenza o nella composizione della famiglia o della convivenza).

    Fine della convivenza

    A chi spettano gli alimenti alla fine della convivenza?

    In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro gli alimenti. Questi verranno concessi solo:

    • a chi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento

    • per un periodo proporzionale alla durata della convivenza, cioè limitato nel tempo (quanto tempo può stabilirlo solo il giudice perché la legge non dà indicazioni a riguardo) e nella misura determinata dal codice civile

    • in base all’ordine degli obbligati andrà adempiuta dal convivente con precedenza sui fratelli e sorelle. Dunque, l’eventuale obbligo del convivente viene solo dopo i genitori e i figli.

    Quali diritti sulla casa di abitazione alla fine della convivenza?

    Chi ha diritto a restare nella casa familiare dopo la cessazione della convivenza.

    Nel caso in cui una coppia di conviventi di cui uno solo dei partner sia proprietario dell’immobile adibito a residenza familiare, la legge prevede, nella sola ipotesi del decesso del convivente proprietario  una riserva di abitazione del convivente superstite della durata di:

    • due anni o di un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non superiore ai cinque anni;·

    • non meno di tre anni, se nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente.

    Queste scadenze si applicano automaticamente senza che gli eredi debbano ricorrere al giudice per usufruire del bene. Il diritto alla riserva di abitazione viene meno qualora il convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di comune residenza o contragga matrimonio, un’unione civile o una nuova convivenza di fatto.

    Diritti nella separazione tra conviventi con figli

    A questa ipotesi poi la legge fa salvo il caso in cui il giudice, in presenza di figli comuni, abbia disposto l’assegnazione della casa familiare al convivente superstite a seguito della separazione dei genitori; in tale ipotesi, infatti, il diritto di godimento sull’immobile cesserà solo una volta che la prole, ancorché maggiorenne, abbia raggiunto l’autosufficienza economica.

    Il codice civile, stabilisce che in caso di separazione tra conviventi con figli, questi ultimi  di conviventi godano degli stessi diritti dei figli nati all’interno dei matrimonio.

    I criteri per l’assegnazione della casa familiare, quindi, privilegiano sempre l’interesse dei figli a permanere nell’habitat domestico nel quale sono cresciuti e che, specie in caso di figli piccoli privilegiano la collocazione dei minori (specie se ancora in tenera età) presso la madre. La presenza di un minore, infatti, attribuisce alla madre il pieno diritto di chiedere, nell’ambito di una domanda di regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento del figlio anche l’assegnazione della casa, senza che il giudice possa tenere conto della titolarità di altri immobili. Tale assegnazione può durare fino a quando  il bambino non diventa maggiorenne ed economicamente autosufficiente.

    In mancanza di figli, invece, in caso della cessazione della convivenza, il proprietario dell’immobile deve concedere al partner un congruo termine per andare via di casa e trovare una nuova sistemazione.

    Fine della convivenza: il consiglio pratico

    Il consiglio è quindi quello di cercare un accordo con l’ex compagno (eventualmente avvalendosi di un percorso di mediazione familiare o di pratica collaborativa) in modo che il giudice, come previsto dalla legge possa semplicemente «prendere atto degli accordi intervenuti tra i genitori.

    fine della convivenza

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    Come fare per conoscere la situazione patrimoniale del partner?

    In queste situazioni diventa sempre più importante avere una visione nitida e completa della situazione economico/patrimoniale del partner. Clipeo con il servizio DETECT PERSONA FISICA vi aiuta ad avere queste informazioni fornendovi gli strumenti necessari alla vostra tutela.

  • Lavori in casa: come fare se l’impresa chiede più di quanto stipulato nel contratto?

    Ecco quando è giusto pagare un prezzo superiore a quello concordato.

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  • Cosa rischia chi convive con una persona con debiti?

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    Molto spesso, quando ci si sposa, per comodità si sceglie di avere un unico conto corrente, a volte con un unico intestatario, sul quale vanno a confluire gli stipendi di entrambi i coniugi. Anche se la soluzione migliore è sempre quella di avere la doppia intestazione capita che, per tutelare lo stipendio di uno dei due soggetto a debiti personali, si scelga di effettuare l’intestazione a uno solo dei coniugi.

    Perché avere un conto unico?

    La scelta di avere un unico conto corrente su cui far accreditare entrambi gli stipendi può essere dettata da varie ragioni. Anche se la soluzione migliore è sempre quella di avere la doppia intestazione, per facilitare le pratiche di accredito e prelievo, capita che, per tutelarsi dalla riscossione di possibili debiti, si scelga di effettuare l’intestazione a uno solo dei coniugi. In caso di conto cointestato, si presume che ciascuno dei coniugi sia titolare del 50% del totale. Se uno dei due coniugi ha debiti personali di varia entità, il creditore ha diritto di riscossione sul 50% dell’intero conto mentre solo il restante 50% viene tutelato. Questo non avviene con un unico intestatario. Se il conto, infatti,  viene intestato unicamente al coniuge non soggetto a debiti, anche lo stipendio del debitore viene tutelato, perché non ne risulta titolare.

    E’ possibile confluire lo stipendio della moglie sul conto del marito (o viceversa)?

    Non esiste nessuna norma che vieta che il proprio stipendio venga accreditato sul conto di un terzo, ma vi sono comunque degli ostacoli da superare.

    1- Il primo ostacolo si ha in relazione ai rapporti con il datore di lavoro. Questo potrebbe rifiutarsi di pagare lo stipendio con un bonifico su un conto non intestato al dipendente. La legge dice che il datore di lavoro può scegliere le modalità a lui più consone per versare la busta paga al dipendente. Tuttavia, l’acconto su un conto diverso, non comporta aumenti di costo per l’azienda, quindi il problema non sussiste in presenza di un’apposita liberatoria rilasciata dal dipendente stesso.

    2- Il secondo ostacolo riguarda i rapporti bancari. Il lavoratore deve comunicare al suo datore di lavoro tutti i dati relativi all’intestatario del conto sul quale dovrà confluire lo stipendio. In questo modo il  bonifico non verrà rifiutato.

    Questo escamotage non è comunque del tutto tutelante nei confronti dei creditori, i quali potrebbero far pignorare lo stipendio, nella misura del quinto, direttamente dal datore di lavoro.

    Cosa succede se marito e moglie si separano?

    Nel caso in cui marito e moglie decidano di separarsi, ci sono diverse conseguenze. Queste variano a seconda che si abbia scelto il regime patrimoniale della comunione legale o della separazione dei beni, e che abbiano deciso di avere un conto cointestato o conti separati.

    In comunione dei beni il conto, intestato ad uno solo dei due coniugi o cointestato, va diviso in parti uguali. Quindi, anche se il conto è intestato solo alla moglie o solo al marito, al momento della separazione la giacenza residua va sempre divisa in parti uguali.

    In separazione dei beni, i conti individuali non vanno divisi, mentre quello cointestato sì, perché appartiene ai coniugi al 50%. Il coniuge che abbia fatto accreditare il suo stipendio sul conto dell’altro, e che voglia rivendicare ciò che è suo, dovrà fornire opportuna prova dei relativi bonifici, esibendo, se opportuno, gli estratti conto della banca, la copia della liberatoria rilasciata all’azienda, o un eventuale accordo siglato con l’altro coniuge riguardo a tale accredito.

    Per un creditore, quindi, è sempre preferibile seppur la restituzione del debito sia più lunga, scegliere di pignorare lo stipendio del debitore, nella misura di un quinto, presso il datore di lavoro e/o ente erogatore in caso di pensione. Così facendo il pignoramento viene notificato al datore di lavoro invece che alla banca, garantendo al creditore di recuperare quanto dovuto.

    Come fare per verificare la situazione lavorativa del vostro debitore?

    Clipeo, grazie al servizio JOB, vi permette di rintracciare il posto di lavoro del vostro debitore. Tramite un’indagine mirata ad individuare sia l’attuale attività lavorativa di una persona fisica (alle dipendenze di terzi e/o autonoma), sia gli eventuali trattamenti pensionistici, vi garantisce una maggior tutela dei vostri interessi in caso di riscossione di un credito.

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  • Sicurezza su internet: quali accorgimenti è bene seguire per evitare di cadere vittima di truffe o raggiri online?

    sicurezza su internet

    In tema di sicurezza su internet, è risaputo che il web non sia un posto sicuro è un dato ormai assodato. Sono molte le truffe che circolano in rete e che coprono vari ambiti. Il problema principale riguarda la condivisione dei dati, non solo per i rischi legati allo spam e alla violazione della privacy, ma anche per il fatto che i nostri dati personali e informazioni private possono diventare strumenti di ricatto e di crimini di vario genere.

    Se è vero che è un posto poco sicuro, è anche vero che ad oggi bastano pochi e semplici accorgimenti per evitare di cadere vittima di truffe o raggiri online.

    Sicurezza su internet: ecco sette semplici accorgimenti per evitare truffe e raggiri online

    1) Controllate il sito su cui navigate

    Controllate la URL del sito. Se un indirizzo internet inizia con il suffisso https e ha l’icona di un lucchetto sulla barra degli indirizzi si tratta di un sito sicuro, certificato da un’autorità nazionale. Le informazioni che lascerete su questi siti non verranno captate da pirati informatici ma resteranno negli archivi del sito stesso.

    2) Non inviate i vostri documenti d’identità

    Fate molta attenzione e non fidatevi. Sono pochissimi i casi in cui è necessario inviare i documenti di identità (es. aperture conti correnti online).

    3) Non usate carte di credito

    La carta di credito è un metodo facile e veloce per pagare su internet ma si rischia di mettere allo scoperto il conto corrente. La scelta migliore per i pagamenti on line è la carta prepagata.

    4) Non diffondete i vostri dati anagrafici e il vostro numero di telefono privato

    Non divulgate mai le vostre informazioni di contatto, a meno che non sia strettamente necessario, vi porterà un gran numero di spam e di contatti non richiesti.

    5) Non rivelate troppo del vostro lavoro

    Fornire informazioni relative al proprio lavoro non è mai una buona idea. Senza saperlo si potrebbe violare la policy aziendale e il datore di lavoro potrebbe giustamente contestarvi questo comportamento. Eventuali malintenzionati poi, conoscendo la vostra occupazione potrebbero raggirarvi con finte offerte di lavoro.

    6) Non aprire gli allegati delle email

    Non aprite mai allegati di email da persone sconosciute, specie se si tratta di formati zippati o compressi. Molto spesso si tratta di virus. Dovete sempre leggere l’indirizzo email e il mittente della posta e accertarvi, attraverso i motori di ricerca, di chi si tratta.

    7) Disattivate la geolocalizzazione

    Quasi tutte le app che si installano sul telefonino hanno un sistema di geolocalizzazione: in poche parole sanno dove vi trovate e dove state andando. E’ bene disattivare questo dispositivo per evitare che chiunque possa conoscere i vostri spostamenti.

    Come tutelarsi da chi ci contatta con dubbie intenzioni?

    Se nonostante tutti questi accorgimenti, venite contattati da persone o aziende per offerte di lavoro, recupero crediti, offerte di promozioni o servizi ecc, l’unico modo per tutelarsi è cercare di informarsi su chi abbiamo di fronte. Clipeo, grazie al servizio RISK PROFILE, è in grado di fornirvi un quadro dettagliato su chi vi contatta, attraverso un’indagine mirata ad identificare gli aspetti personali e professionali della persona. Tutelatevi con Clipeo.

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  • Cyber bullismo: approvata la legge a tutela dei minori.

    Cyber bullismo

    L’approvazione definitiva alla Camera del testo “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyber bullismo“, rappresenta un passo fondamentale verso la tutela dei minori, soprattutto con l’aumento dell’utilizzo di internet e dei social media da parte dei giovani.

    Cos’è il cyber bullismo?

    Si parla di cyber bullismo ogni volta che ci si trova di fronte ad atti di bullismo per via telematica. La legge ne da una definizione precisa: “il bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali, realizzata per via telematica in danno di minori. Nonché la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo”.

    Perché una legge mirata ai minori?

    I motivi per cui ci si è focalizzati sulla tutela dei minori sono molteplici:

    1 – In primo luogo la legge si discosta dall’orientamento iniziale che prevedeva la sanzione penale, in questo caso probabilmente poco utile. La legge, infatti, circoscrive il raggio di azione ai minori privilegiando la prevenzione e gli interventi di carattere educativo.

    2 – In secondo luogo, definendo il bullismo telematico come una forma di pressione, denigrazione, ecc, ai danni del minore, si circoscrive l’ambito di tutela al mondo minorile, logicamente più indifeso, creando una corsia preferenziale nella gestione dei vari casi e accelerando così le pratiche di contrasto verso il bullismo sul web.

    3 –  Terzo, offre strumenti di protezione mirati ed efficaci, molto più veloci rispetto alla norma penale. Si prevede che il minore sopra i 14 anni di età, vittima di cyber bullismo, possa chiedere al gestore del sito internet o del social o al titolare del trattamento dei dati, di oscurare, rimuovere e bloccare i contenuti diffusi in rete a suo danno. Nel caso in cui questo non avvenga entro 48 ore, l’interessato e i suoi genitori, possono richiedere l’intervento del Garante della Privacy, che dovrà intervenire entro le successive 48 ore.

    4 – Quarto punto, si interviene sul piano educativo, rispetto ad un tema che coinvolge, sia come vittime che come carnefici, dei minori. Si prevede che, in ogni istituto, venga designato un professore che si occupi delle iniziative contro il cyber bullismo, che dovrà interagire con le forze dell’ordine, le associazione e i centri di aggregazione giovanili. Il preside poi, avrà il compito di avvisare tempestivamente le famiglie dei minori coinvolti e di attivare misure educative mirate.

    Importante sarà anche effettuare dei piani di formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti, la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei soggetti coinvolti.

    Proprio per contrastare o arginare questo problema, è bene conoscere chi si ha di fronte. Sia che si parli di bullismo che di cyber bullismo, avere informazioni sui soggetti interessati e sui loro familiari può essere di grande aiuto per combattere ed evitare questi fenomeni.

    Come fare per avere un quadro nitido di chi avete di fronte?

    Se conoscere la persona che sta agendo a danno dei vostri cari non è così immediato, Clipeo vi fornisce un aiuto per capire chi avete di fronte. Grazie al servizio SCREENING potrete avere una visione approfondita sulle persone di cui necessitate informazioni, ottenendo un quadro chiaro e dettagliato della loro situazione. Tutelate i vostri cari con Clipeo.

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