Tutti i post in Diritto di famiglia

  • Unioni Civili: “Sì all’assegno di divorzio”. A Pordenone il primo caso.

    Per la prima volta in Italia, con l’assegno di divorzio la fine di una Unione Civile è stata trattata come la fine di un matrimonio “tradizionale”.

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  • Meglio l’annullamento del matrimonio o il divorzio?

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    Quando il matrimonio tra due persone finisce, ci sono due vie per dirsi addio: la prima è quella tradizionale della separazione e del successivo divorzio davanti al Tribunale Civile; la seconda è quella della sentenza emessa dal Tribunale Ecclesiastico con cui viene dichiarata la nullità del matrimonio.

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  • La separazione con addebito

    L’ordinamento giuridico italiano prevede l’ipotesi della cosiddetta ‘Separazione con addebito’ o ‘Separazione per Colpa’.

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  • Un genitore può intestare tutti i suoi beni a un figlio soltanto?

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  • Come individuare eredi debitore defunto

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    Notifica atti o azioni di recupero crediti: come ricercare l’erede di un deceduto

    La ricerca degli eredi può essere svolta presso l’ultimo comune di residenza del defunto oppure, se noti, anche nei comuni precedenti.
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  • Debitore defunto: il rintraccio eredi

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    Rintraccio eredi nominati nel testamento

    Nell’eventualità che ci interessi procedere con il servizio Rintraccio Eredi, è bene sottolineare che ciascun soggetto all’interno del nucleo familiare del defunto può considerarsi un suo potenziale erede.
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  • La Cassazione ha scritto l’ultima parola sull’assegno di divorzio. Cosa cambia

    La sentenza della Cassazione ha riscritto le regole per l’attribuzione dell’assegno di divorzio.

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  • Mantenimento moglie: quando è reato non mantenere la moglie separata?

    La denuncia e il rinvio a giudizio nei confronti di chi fa mancare i mezzi di sussistenza all’ex moglie e ai figli è sicuramente un mezzo più incisivo di qualsiasi altro procedimento civile e persino del pignoramento. Di contro, però, nel penale è necessario rispettare il «principio di colpevolezza» che richiede la sussistenza, dietro la condotta illecita, di un dolo o di una colpa. Per cui, laddove non vi dovesse essere una di queste due ipotesi, non ci sarà neanche il reato. Non mantenere la moglie separata è reato, dunque? Non sempre. E in questo c’è una grossa differenza rispetto invece al mantenimento per i figli, per i quali la legge predispone una tutela più forte. A fare il punto della questione è stata una sentenza pubblicata dalla Cassazione.

    Mancato mantenimento moglie: condizioni per il reato

    Il reato di sottrazione agli obblighi di assistenza familiari non scatta solo per il fatto di non aver versato il mantenimento fissato dal giudice o, in assenza di separazione, per aver fatto mancare a moglie e figli i mezzi di sopravvivenza. Sono necessari altri presupposti:

    • la vittima deve trovarsi in stato di bisogno: cioè non deve possedere un proprio reddito e non deve essere in grado di mantenersi da sola. Ad esempio, il marito che lascia la moglie senza mantenimento, quando questa ha già un reddito più che adeguato per mantenere un tenore di vita decoroso non commette reato;

    • il responsabile deve avere la concreta capacità economica e fisica di fornire i mezzi di sussistenza. Affinché scatti il reato occorre, quindi, che l’obbligato sia in grado di fornire i mezzi di sussistenza dovuti. Se invece si trova nell’impossibilità assoluta e incolpevole di somministrare tali mezzi, il reato è escluso;

    • la mancata assistenza deve avere l’effetto di far mancare totalmente o solo in parte i mezzi di sussistenza, ovvero i bisogni elementari dell’esistenza e le spese per l’istruzione dei figli.

    La sentenza della Cassazione

    Alla luce di questo, la Cassazione ha affermato che, per far scattare il reato di sottrazione agli obblighi di assistenza familiari è necessario verificare prima se dietro l’inadempimento dell’uomo c’è davvero una volontà di violare gli obblighi previsti dalla legge; non è punibile pertanto chi non riesce a far fronte al pagamento a causa delle precarie condizioni economiche. Le suddette circostanze escludono la riconducibilità dell’inadempimento alla indicata volontà. Dunque, quando il mancato versamento dell’assegno di mantenimento alla moglie esprime una difficoltà di ordine economico alle cui conseguenze si sarebbe trovato esposto l’avente diritto anche in costanza di matrimonio non ci può essere alcuna condanna penale.

    Non è la prima volta che la Cassazione afferma questo principio: con precedenti analoghi, la Corte ha già stabilito che, per evitare il reato, il coniuge inadempiente deve provare l’assoluta incapacità a ottemperare agli obblighi materiali contenuti nella pronuncia di separazione come nel caso di perdita incolpevole del lavoro e protratto stato di disoccupazione nonostante i tentativi a cercare una nuova occupazione.

    Come fare per sapere se l’ex coniuge è in grado di pagare l’assegno di mantenimento moglie?

    Se l’ex coniuge non dovesse adempiere agli obblighi di mantenimento affidati a Jobank, il servizio di Clipeo propedeutico al recupero di un credito, che, attraverso un’indagine mirata porta all’individuazione delle due più importanti patrimonialità aggredibili di un soggetto: gli emolumenti derivanti dallo stipendio/pensione e le relazioni bancarie in essere.

    tutela-interessi-divorzio-separazione

  • Non pagare l’assegno di mantenimento ora è reato.

    Assegno di mantenimento: la normativa

    Dallo scorso 6 aprile è infatti entrato in vigore l’art. 570 bis del codice penale che punisce con la multa fino a 1.032 euro e con il carcere fino a un anno chi si sottrae agli obblighi economici derivanti da separazione, divorzio o dai provvedimenti che regolano i rapporti tra genitori per figli nati al di fuori del matrimonio.

    L’intento della disposizione è quello di dare ordine a una materia confusa, frutto di norme stratificatesi nel corso degli anni. Il codice penale degli anni 30 puniva, con l’art. 570, coloro che facevano mancare i mezzi di sostentamento al coniuge o ai figli; la norma era però interpretata in modo rigoroso e rischiava solo dava mancanze al coniuge o ai figli in termini di mezzi di minima di sussistenza come il cibo. Dal 1987 è poi diventato reato non pagare l’assegno di mantenimento per l’ex o per i figli previsti nella sentenza di divorzio, mentre dal 2006, lo è diventato quello di non pagare il mantenimento per i figli in genere; in entrambi i casi non era necessario che l’ex o i figli fossero in stato di bisogno, ma bastava, per rischiare il carcere, non pagare esattamente quanto previsto nel provvedimento del Giudice.

    Gli strumenti per effettuare una richiesta corretta

    Dal 6 aprile queste ultime due norme sono state abrogate e sostituite con un nuovo reato. Le implicazioni, non si sa quanto volute dal legislatore, sono molteplici: diventa quindi reato  anche non versare l’assegno di separazione per il coniuge; viceversa non versare l’assegno di mantenimento per il figlio maggiorenne non sarà punito se i genitori sono separati o se non sono sposati, lo sarà però se i genitori sono divorziati.

    Infine, data la formulazione generica della norma, potrebbe finire sul banco degli imputati chi è puntuale con l’assegno mensile, ma magari non ha rimborsato le spese straordinarie dei figli come visite mediche o libri scolastici.

    Resta però in agguato il rischio del paradosso: un coniuge rischia il carcere nel caso in cui non dovesse pagare l’assegno provvisorio di separazione che, con la sentenza finale, potrebbe risultare non dovuto; il figlio maggiorenne i cui genitori sono separati o non sono sposati è meno tutelato di un suo coetaneo i cui genitori hanno divorziato.

    Diversità di tutela di cui si fa fatica a intravedere una ragione plausibile. La cosa migliore che l’avvocato matrimonialista possa fare è conoscere l’effettiva condizione economica dell’ex coniuge affinché la richiesta di assegno sia da una parte congrua e dall’altra correttamente calibrata alle reali capacità economiche. In questo modo si potranno gestire alle meglio situazioni delicate e comunque sempre dolorose.

    Il servizio DETECT di Clipeo è in grado di fornire una fotografia nitida e chiara della situazione economica e patrimoniale dell’ex coniuge.

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  • Dichiarazione di successione: cosa dichiarare e chi deve presentarla

    Dichiarazione di successione: quando deve essere presentata?

    La dichiarazione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data del decesso.

    In caso di omissione viene applicata una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta liquidata e se non è dovuta alcuna imposta si applica la sanzione amministrativa da 250 a 1.000 euro. Il mancato pagamento, anche in parte, delle imposte ipotecarie, catastali e degli altri tributi “autoliquidati” comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato.

    Dichiarazione di successione: quali beni dichiarare?

    Sono compresi tutti i beni e i diritti di cui il defunto era titolare in vita che corrispondono al suo patrimonio, dal quale sarà possibile dedurre anche i debiti Tra i beni e diritti vi rientrano:

    • beni immobili e quindi fabbricati e terreni;

    • beni mobili e titoli al portatore posseduti dal defunto o depositati presso altri a suo nome;

    • denaro, gioielli, preziosi e mobilia;

    • rendite, pensioni e crediti;

    • aziende, quote sociali, azioni o obbligazioni;

    • navi, imbarcazioni e aeromobili che non fanno parte di aziende.

    L’imposta di successione è dovuta per i beni e diritti, anche se esistenti all’estero, nel caso in cui alla data di apertura della successione la persona deceduta era residente in Italia; in caso contrario, l’imposta è comunque dovuta limitatamente ai beni e diritti esistenti in Italia.

    Dichiarazione di successione: chi è tenuto al pagamento?

    L’obbligo di presentare la dichiarazione di successione grava, di regola, sugli eredi e sui legatari, ma anche i semplici «chiamati all’eredità» (vale a dire coloro che possono divenire eredi se accettano l’eredità) sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione.

    Tuttavia, i «chiamati», a differenza degli eredi, rispondono dell’imposta di successione nel limite del valore dei beni ereditari rispettivamente posseduti; mentre gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari. Mentre i legatari, sono obbligati al pagamento dell’imposta relativa ai rispettivi legati.

    Individuare gli eredi del patrimonio del defunto

    Come rintracciare eventuali ulteriori eredi?

    Tramite il servizio Rintraccio Eredi è possibile individuare gli eredi legittimari del defunto, impreziosito dall’indagine su eventuali accettazioni o rinunce della stessa.

    Come fare per conoscere l’esatto patrimonio del defunto?

    Quando hai bisogno di identificare con esattezza la situazione economica e patrimoniale del defunto, Detect è la risposta. Un prodotto completo, in grado di fornire una fotografia nitida e fedele della sua situazione aggiornata.